
Se il conflitto diventa tossico: riconoscere le relazioni patologiche

Patrizia Intravaia
Psicologa Psicoterapeuta
Terapeuta EMDR
a Modena
Non tutti i conflitti sono sani. Un conflitto tossico si ripete senza soluzione, ti svuota emotivamente e spesso include manipolazione e sensi di colpa. Riconoscerlo e proteggerti è essenziale per il tuo benessere. Se necessario, il No Contact può essere la via d’uscita.
Spesso pensiamo che i conflitti siano normali nelle relazioni. E lo sono. Un confronto acceso può aiutarci a chiarire, a capire meglio noi stessi e l’altro.
Ma cosa succede quando il conflitto non porta a una soluzione e diventa un ciclo doloroso, ripetitivo, pieno di sensi di colpa e manipolazione?
In questi casi, non siamo più di fronte a un confronto sano, ma a una dinamica tossica che mina il nostro benessere emotivo.
Come riconoscere un conflitto sano da uno tossico?
A volte il confine tra un confronto acceso e un conflitto distruttivo non è così evidente. Ci abituiamo a certe dinamiche, normalizziamo discussioni dolorose e crediamo che ogni relazione debba necessariamente passare attraverso il litigio.
Ma la qualità di un conflitto si misura da come ci sentiamo dopo: ci aiuta a crescere o ci lascia esausti e pieni di dubbi?
Ecco gli elementi che ci aiutano a distinguere tra un conflitto sano e uno tossico.
Un conflitto sano aiuta a crescere e a migliorare la relazione.
- Porta a una maggiore comprensione reciproca.
- Ti permette di esprimere le tue emozioni senza paura.
- Si conclude con una soluzione o con un passo avanti nella relazione.
Un conflitto tossico, invece, si ripete senza fine e ti lascia svuotatə.
- Ti fa sentire in colpa o inadeuatə per aver espresso un bisogno.
- È caratterizzato da manipolazione, gaslighting o punizioni emotive (silenzio, ritorsioni).
- Ti porta a camminare sulle uova per evitare discussioni.
Sei intrappolatə in un ciclo di conflitti tossici?
Se dopo ogni discussione ti senti confusə, stancə o in colpa, è il momento di ascoltarti. Alcuni segnali possono aiutarti a capire se ti trovi in una relazione patologica:
- Il partner usa il conflitto per farti sentire in colpa o per controllarti.
- Dopo una discussione, sei sempre più insicuro/a e ti domandi se hai sbagliato tu.
- Hai paura di esprimere il tuo punto di vista per evitare tensioni.
Se ti ritrovi in queste dinamiche, è importante proteggere il tuo spazio emotivo e capire come muoverti.
Cosa fare se il conflitto diventa distruttivo?
Se qualcuno usa il conflitto per manipolarti, è essenziale imparare a dire “basta”.
Puoi dire: “Non mi sento rispettatə quando mi parli in questo modo. Se continui, interromperò la conversazione.”
L’importante è mettere confini chiari!
Impara a riconoscere le strategie manipolative
È importante iniziare a prestare attenzione a come si svolge il conflitto, valutando se vengono messe in atto strategie manipolative. Spesso questi meccanismi sono sottili e difficili da riconoscere, ma hanno un impatto profondo sul nostro benessere emotivo. Se, dopo una discussione, ti senti confusə, colpevolə o insicuro/a su ciò che è realmente accaduto, potresti essere vittima di manipolazione.
Ecco alcune delle strategie più comuni:
Gaslighting. Ti fa dubitare della tua percezione della realtà. Il manipolatore può negare fatti evidenti, minimizzare le tue emozioni o farti sentire esagerato/a, portandoti a mettere in dubbio la tua memoria e il tuo giudizio.
Colpa indotta. Ti fa sentire responsabile delle emozioni dell’altro. Viene usata per manipolarti a fare ciò che l’altra persona desidera, facendoti provare vergogna o senso di colpa per aver espresso un bisogno o un’opinione diversa.
Silenzio punitivo. Ti ignora per farti sentire in difetto. Questa tecnica viene usata per punire e controllare, facendoti sentire invisibile, colpevole o ansioso/a di riconquistare l’attenzione e l’approvazione dell’altra persona.
Valuta il No Contact
Ci sono momenti in cui nessuna spiegazione, nessun tentativo di mediazione può cambiare la situazione. Quando un conflitto diventa cronico, logorante e manipolativo, la scelta più sana può essere quella di allontanarsi.
Il No Contact non è una fuga o un atto di punizione, ma un gesto di cura verso sé stessi.
Scegliere il No Contact significa interrompere qualsiasi tipo di comunicazione con chi continua a ferirti, per proteggere la tua energia e il tuo equilibrio emotivo. Questo passaggio può sembrare difficile, perché siamo abituati a cercare la riconciliazione, a sperare nel cambiamento dell’altro. Ma la verità è che non sempre chi ti ha fatto del male cambierà, e insistere nel cercare risposte può solo prolungare il dolore.
Se senti che una relazione sta minando la tua serenità, prenditi il diritto di spezzare il legame.
Nel mio libro No Contact spiego come affrontare questo percorso con consapevolezza, superare la dipendenza affettiva e ricostruire la tua vita su basi più sane.
Non tutti i conflitti quindi sono uguali. Alcuni rafforzano una relazione, altri la distruggono. Riconoscere la differenza è il primo passo per proteggerti e costruire legami più autentici.
Se senti che qualcosa non va, ascoltati. Meriti relazioni in cui puoi essere pienamente te stessə, senza paura.
Ne parlo in profondità nei miei libri L’amore è un’altra storia e No Contact. 90 giorni per spezzare la dipendenza affettiva.
Ti invito a leggerli se vuoi approfondire questi temi e imparare a proteggere il tuo benessere.
Con affetto,
Patrizia
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L’amore è un’altra storia
21 passi per rinascere dal trauma da abuso narcisistico con la terapia EMDR




Purtroppo non sempre i conflitti, sono costruttivi, perché non tutte le persone sono pronte ad un confronto. Dire ciò che si pensa veramente aumenta il conflitto.
La trasparenza spaventa.